Archive for dicembre, 2008

Mari piu’ alti nel 2100

images7Lo scioglimento della calotta polare antartica e di quella della Groenlandia potrebbe essere più veloce del previsto e determinerà un aumento del livello degli oceani fino a 6 metri entro la fine del secolo. La previsione arriva da due studi che pubblicati sulla rivista “Science” (Vol 311, n. 5768) da esperti americani dell’Università dell’Arizona di Tucson e di quella del Colorado di Boulder.

Per la prima volta, gli esperti hanno preso in esame nelle loro simulazioni al computer le condizioni climatiche della Terra di 130 000 anni fa e le hanno messe in correlazione con quelle attuali. Le conclusioni sono drammatiche: se le temperature attuali continuassero a crescere con questi trend, entro la fine del secolo la temperatura estiva potrebbe essere aumentata tra i 3 e i 5 gradi centigradi. Si tratterebbe di una situazione del tutto simile a quella del periodo interglaciale iniziato circa 130 000 anni fa e concluso 116 000 anni fa. All’epoca, a causa di cambiamenti nell’orbita terrestre gran parte della calotta della Groenlandia si era sciolta, determinando un aumento del livello del mare tra i due e i tre metri.

I ricercatori americani, però, si sono spinti più in là e per la prima volta hanno affermato che oltre ai ghiacci dell’emisfero settentrionale in una situazione simile si scioglierebbero anche quelli del Polo Sud. Questo aggiungerebbe altri due-tre metri di altezza al livello del mare, portando il totale a un massimo di sei metri. Non si tratta di una ipotesi campata in aria, dal momento che gli studi condotti sui sedimenti e sulle barriere coralline mostrano che 130 000 anni fa il mare era più alto di circa sei metri e che anche parte della calotta polare meridionale si era sciolta. Nello studio vengono anche indicate le zone che sarebbero inondate negli USA: tutte le coste della Florida, parte di quelle della Carolina settentrionale, dell’Alabama, della Lousiana e al nord del Massachusetts e del Rhode Island. New Orleans scomparirebbe definitivamente.

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Cellulite correlata all’alimentazione

La cellulite è un diffusissimo problema che colpisce un gran numero di donne, le giovani come le mature, le grasse come le magre.
Spesso presenta un carattere familiare e compare generalmente dopo la pubertà, con accentuazione e recrudescenza durante la gravidanza e la menopausa. Interessa principalmente cosce, glutei, ginocchia, caviglie; più raramente, addome e arti superiori.

Come e perché si manifesta la cellulite?

Innanzitutto, bisogna precisare che il termine cellulite, nonostante il suffisso “ite”, che designa solitamente le infiammazioni, non è un’infiammazione. Essa può essere definita un’alterazione non infiammatoria del tessuto cellulare sottocutaneo.
La causa di questa alterazione va ricercata a livello cellulare, nel processo di scambio tra gli adipociti e il resto dell’organismo che avviene grazie alla rete capillare che circonda le cellule dell’ipoderma. Grazie a questa sottilissima parete di capillari e cellule è possibile lo scambio di scorie e C02 con nutrienti e ossigeno; bastano però lievi squilibri per rallentare questo scambio e compromettere l’intero processo.

Il primo stadio della cellulite ha la sua origine proprio in questi micro-squilibri: le cellule e i capillari, infatti, per compensare la ridotta disponibilità di ossigeno possono reagire aumentando in modo abnorme la permeabilità della propria membrana, che diventa così più sottile e più fragile. A causa di piccolissimi traumi questa si può rompere, provocando la fuoriuscita di grasso che va a infiltrarsi in aree sempre più estese del lobulo adiposo, dando origine al fenomeno della cellulite.

A questo punto, per risanare la situazione, bisognerebbe intervenire in modo da favorire il riassorbimento del grasso: questo sarebbe possibile eliminando le cause che hanno provocato il rallentamento del flusso sanguigno. Se ciò non avviene, l’organismo reagisce isolando le zone in cui è stata alterata la struttura delle cellule dei lobuli, dando origine al secondo stadio della cellulite. In questa fase avviene la produzione di nuove fibre di collagene che hanno il compito di incapsulare le zone colpite.

Il terzo stadio è caratterizzato dalla formazione di noduli che diventano sempre più grandi e dolenti al tatto e, nei casi più gravi, si può raggiungere addirittura il quarto stadio, con un peggioramento di questi sintomi, aggravati da segni di insufficienza circolatoria (che risultano accentuati in caso di sovrappeso).

Come combattere questo problema?

Innanzitutto, è bene rivolgersi ad un medico, che farà un’accurata anamnesi e prescriverà opportuni esami del sangue (glicemia, uricemia, colesterolemia…): questo servirà ad individuare precisamente dove è avvenuta l’alterazione dell’equilibrio cellulare. Solo così il nutrizionista potrà consigliare un regime alimentare mirato.

Possono comunque essere consigliate alcune regole generali da seguire: in linea di massima, una dieta anticellulite deve essere leggermente ipocalorica. Essa deve inoltre risultare varia e ben equilibrata nei suoi nutrienti: spesso, infatti, sono i piccoli errori quotidiani che aggravano lo stato della cellulite.

Alcuni accorgimenti che possono essere seguiti sono:

suddividere l’alimentazione giornaliera in 4-5 pasti

consumare più verdure, che saziano e sono poco caloriche

optare per cotture semplici (vapore, griglia)

evitare di salare molto

consumare frutta ricca di vitamina C e sostanze antiossidanti

bere molta acqua non gasata, che aiuta ad eliminare attraverso le urine i liquidi trattenuti dai tessuti

evitare cibi molto salati, salumi, formaggi grassi e fermentati, fritti, scatolame, bevande dolcificate, succhi di frutta con sciroppo, alcolici, cioccolato, caffè, the forte

non fumare

svolgere attività fisica (camminare, nuotare, fare ginnastica).

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ingrassare a causa degli ormoni

L’obesità e il sovrappeso spesso sono causa di pregiudizio, si crede che la persona obesa sia una persona che non si cura di se, eccessivamente golosa ed incapace di controllarsi.
Da qui ogni persona in sovrappeso o obesa pone come giustificazione la malattia o i problemi ormonali, ma è sempre colpa degli ormoni che raggiungono livelli eccessivamente alti o bassi se aumentiamo di peso di peso?

In realtà le patologie legate agli ormoni che portano a far ingrassare veramente sono pochissime.
L’ormone che più di tutti è coinvolto nell’aumento di peso è l’insulina. Essa, è un ormone prodotto nel nostro pancreas che permette alle cellule del nostro organismo di utilizzare lo zucchero, il glucosio ematico, che introduciamo con gli alimenti.

L’insulina permette l’accumulo di glicogeno (zucchero di riserva) nel fegato e nei muscoli, spinge le cellule a bruciare i carboidrati piuttosto che proteine e grassi .
Dunque, promuove l’immagazzinamento di grassi nel tessuto adiposo (per questo meglio mangiare pane e pasta integrali che comportano una produzione bassa di insulina e pochi dolci che al contrario causano una produzione di insulina alta).

In alcuni individui si presenta la resistenza all’insulina che rende difficile il dimagrimento, poiché una quantità normale di insulina non riesce a trasportare il glucosio nelle cellule che resistono all’insulina. L’organismo in tal caso è costretto a produrre una quantità di insulina maggiore per poter far entrare il glucosio nelle cellule, con conseguenze evidenti sul peso.
Le cause sono sconosciute, forse genetiche, forse legate alla sindrome dell’ovaio policistico.
La soluzione è il controllo del peso con alimentazione equilibrata e movimento.

Più noto è l’ipotiroidismo, ossia una scarsa produzione di ormoni tiroidei TSH, T3 e T4,
che ha come risultato un rallentamento del metabolismo e un costante aumento di peso, sonnolenza, rallentamento forte dei riflessi, stanchezza, pallore e freddo, tuttavia, si risolve facilmente integrando tali ormoni.

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La profezia di Orione

orioneorion

Secondo autori come Charles Hapgood, John Anthony West, Graham Hancock, Robert Bauval ed altri, un antico popolo, verso la fine dell’ultima era glaciale, approdò in Egitto (ed altrove), in seguito ad una catastrofe, a causa della quale la terra abitata da quella civiltà, si era inabissata nell’oceano.

La Sfinge e le celebri piramidi di Gizah sarebbero vestigia di quell’epoca, risalenti circa a 10.500 anni addietro. I monumenti egizi codificherebbero delle informazioni relative alla catastrofe. West, Hancock e Bauval ritengono anche che esista al di sotto della Sfinge una Hall of records, ossia una Sala dei documenti, riferibili alla civiltà atlantidea ed al cataclisma che la distrusse.

Patrick Geryl, autore del saggio intitolato La profezia di Orione, opina che quegli avvenimenti siano criptati nello Zodiaco del Tempio di Dendera, in cui John Lash ha creduto di trovare un adombramento del 2012. Slomans ha tradotto il capitolo 17 del cosiddetto Libro dei morti: la sua resa implica che la Terra conobbe uno spostamento del polo magnetico, a causa del quale “il sole sorse in un nuovo orizzonte”. Secondo Slomans, Osiride che è rappresentato nel cielo dalla costellazione di Orione, ha un’attinenza con lo slittamento dei poli. Il tutto potrebbe essere collegato ad una variazione nell’inclinazione dell’asse terrestre, alla dislocazione di strati della litosfera o ad un cambiamento nella direzione della rotazione di Gaia. Gino Ratinckx, studiando le configurazione degli astri, ha stabilito che la posizione di Orione e di Aldebaran combacia precisamente in due date, il 9792 a.C. ed il 2012 d.C.

Il prossimo passo, stando a questi ricercatori, è il ritrovamento del Labirinto, un luogo sotterraneo dove i discendenti degli Atlantidei custodirono testi in cui sono riportate le loro conoscenze sugli sconvolgimenti ciclici, del passato e del futuro.

Nigel Appleby ha studiato l’allineamento delle piramidi e della cintura di Orione, per tentare di trovare la Sala dei documenti. Egli ha scoperto un collegamento tra Orione ed il pianeta Venere. “Quando il Leone ed il Sole sorgono nello stesso tempo, Venere è visibile al di spora di entrambi, mentre segue lo stesso sentiero celeste”. In questa particolare circostanza, il pianeta ciprigno traccia un giro che attraversa la parte superiore di Orione. questo fenomeno occorre solo una volta ogni 12.500 anni e la prossima volta accadrà nel 2012”. Adrian Gilbert reputa che nell’agosto 2012 Venere stazionerà nella mano del Gran cacciatore.

I vari autori, considerando le configurazioni astronomiche, convergono verso conclusioni simili, sebbene chiamino in causa differenti costellazioni. Il cataclisma, le cui cause sono piuttosto controverse (una superonda galattica, un meteorite, un’alterazione del campo magnetico solare…) avvenne durante l’età del Leone e causò l’inversione magnetica dei poli, sismi, eruzioni vulcaniche, inondazioni, slittamento di parti della crosta terrestre. Il Sole sorse ad est e la Terra cominciò a ruotare in senso antiorario sicché alla precessione degli equinozi fu impresso un moto a ritroso. Tale scenario pare essere confermato da Erodoto che nelle Storie ricorda: “Il Sole nell’arco di quel tempo (341 generazioni), in quattro occasioni, si allontanò dal suo corso consueto, per sorgere due volte dove ora tramonta e per tramontare due volte dove ora sorge”. Le 341 generazioni di Erodoto dovrebbero corrispondere ad un periodo di 11.340 anni.

Anche l’ingegnere Maurice Cotterel, studioso dei Maya, considera il 2012 un anno cruciale e pensa che si manifesteranno fenomeni solari molto intensi.

Come si può notare da questa breve e necessariamente incompleta rassegna sui principali testi inerenti alla Sala dei documenti, alcuni autori tendono a valorizzare certi disegni stellari, altri, invece, si concentrano su differenti configurazioni. Molte ipotesi sono simili ad elucubrazioni più ingegnose che convincenti: esistono dei programmi informatici per ricostruire la posizione degli astri nella preistoria, ma non sempre gli allineamenti degli astri combaciano con quelli di edifici sulla Terra, sebbene sia ormai assodato che costruzioni antiche come le piramidi o i templi di Angkor Vath, in Cambogia, riproducono precise sinopie celesti.

Il fenomeno della precessione equinoziale, riscoperto dallo scienziato ellenistico Ipparco di Nicea nel II sec. a.C., gioca un ruolo decisivo nella comprensione del tema, come probabilmente il presunto spartiacque temporale costituito dal 2012. Non escluderei che, nei prossimi anni, si potrebbe portare alla luce l’enigmatica Sala dei documenti: verranno conferme alle congetture di archeologi, archeoastronomi, storici ?

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il gene del muscolo

È stato identificato il meccanismo di funzionamento del gene PC4, un gene essenziale alla rigenerazione del muscolo scheletrico. Ad individuarne il ruolo fondamentale nell’attivazione del complesso meccanismo con cui la fibra del muscolo si rigenera è stato un gruppo di ricercatori, coordinato da Felice Tirone, dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Cnr di Roma. Nella distrofia muscolare, malattia di origine genetica, la miofibra, elemento che conferisce al muscolo la sua capacità contrattile, va incontro a degenerazione e morte. Questo fenomeno porta alla sostituzione delle fibre muscolari con tessuto fibroso incapace di contrarsi, anche se contrastato in parte dalla rigenerazione compensativa dovuta alle cellule staminali del muscolo adulto, dette cellule satelliti.

“Queste cellule sono dotate della capacità di moltiplicarsi in seguito ad un trauma o a malattia degenerativa del muscolo e di riparare le fibre muscolari danneggiate – spiega Tirone – E in questo meccanismo, un ruolo chiave lo ha il fattore di trascrizione MyoD, che attiva una “cascata” di geni miogenici. Ma senza il gene PC4 le fibre muscolari risultano più piccole. Si ha, cioè, una situazione simile a quella della distrofia e la rigenerazione risulta gravemente compromessa”.

Gli studi condotti nel laboratorio CNR hanno consentito di scoprire che il gene PC4, nella rigenerazione del muscolo, funziona come un interruttore biologico che dà via libera al flusso di espressione genica che viene attivato da MyoD. “In sintesi, il gene PC4 coattiva MyoD, rimuovendo l’inibizione di un regolatore negativo di MyoD, la istone deacetilasi 4 (HDAC4). È noto che un trattamento con inibitori farmacologici delle deacetilasi induce ipertrofia del muscolo favorendo la maturazione delle cellule satelliti. Il ruolo del gene PC4 è, quindi, quello di rimuovere l’inibizione esercitata da HDAC4 facendo, fisiologicamente, quello che si ottiene con i farmaci, inibitori delle deacetilasi”.

“ Questi risultati – conclude Tirone – suggeriscono che PC4 stimoli le cellule satelliti a generare nuovo muscolo e che si possa quindi cercare di sfruttare l’attività di PC4 per migliorare la limitata efficienza rigenerativa delle cellule satelliti da usare per i trapianti, nella terapia delle distrofie muscolari”.

La ricerca è stata realizzata con il supporto finanziario di Telethon, del Progetto strategico Oncologia del Cnr e del Progetto europeo FP5 Brain development disorder and repair.

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Studio sui coralli sbiancati

barriera1Anche se sbiancano i coralli possono sopravvivere. Lo dimostra uno studio pubblicato su “Nature” (vol.440 n. 7088), che prende le mosse dal riscaldamento delle acque oceaniche e dai rischi che questo fenomeno porta alle barriere coralline. Secondo i dati, i cambiamenti climatici potrebbero uccidere fino al 60% dei coralli di tutto il mondo entro pochi decenni. Ma le analisi di Andrea Grottoli della Ohio State University evidenziano invece come alcune specie di coralli possono essere dotate di un meccanismo di protezione che permette loro di sopravvivere allo sbiancamento.

I coralli sono responsabili della produzione di gran parte delle rocce sulle quali si stabiliscono poi le comunità di organismi viventi delle barriere coralline. Traggono il loro nutrimento grazie alle alghe che vivono in simbiosi con loro, e sono le alghe a dare loro i colori che li contraddistinguono. Le alghe però scompaiono quando la temperatura dell’acqua sale, qualche volta in poche settimane, qualche volta in qualche mese.

Andrea Grottoli ha scoperto che certi coralli possono raggiungere con i loro tentacoli le prede a breve distanza, permettendo di mangiare anche senza l’aiuto delle alghe. Probabilmente, basarsi sulle alghe rende i coralli più efficienti, ma in condizioni di difficoltà possono ricorrere a estremi rimedi, riuscendo quindi a sopravvivere ai fenomeni di riscaldamento delle acque. I coralli esaminati sono stati raccolti dalla Kaneohe Bay nelle isole Hawaii e collocati all’interno di un bidone con acqua riscaldata a 30 gradi, invece che a 27 gradi, che è la loro temperatura preferita. Dopo un mese, si sono sbiancati, e sono stati allora riportati in mare per valutare come riuscivano a nutrirsi.

Una volta in mare hanno riguadagnato massa e energia, anche senza le alghe. Il tutto è stato reso possibile dalla loro capacità di catturare lo zooplancton con i tentacoli. Solo una specie però ha manifestato questa capacità, la Montipora capitata. Altre due, Porites compressa e Porites lobata, invece una volta in mare hanno continuato a perdere peso, come se non riuscissero a nutrirsi dello zooplancton e si basassero sulle riserve conservate al loro interno.

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Asteroide minaccioso

asterSecondo l’astronomo russo Sergey Smirnov, ricercatore presso il Pulkovo Space Observatory, un asteroide potrebbe colpire il nostro pianeta nel 2029. Questa asserzione è stata resa pubblica durante una recente conferenza stampa svoltasi a Mosca.

Si tratta dell’asteroide “Apofiz-99942” che dovrebbe sfiorare la Terra il 13 aprile 2029 ad una distanza talmente irrisoria, si stima da 30mila a 40mila km, che la gravità stessa del nostro pianeta potrebbe attirare il “proiettile celeste” vero se stesso, asserisce Sergey Smirnov.

asteroideAd una distanza così ravvicinata – continua l’astronomo – l’asteroide attraverserà l’orbita geo-stazionaria in cui orbitano tutte le telecomunicazioni e moltissimi satelliti militari, per cui non è difficile immaginare cosa potrebbe implicare il suo passaggio. Se poi colliderà con il nostro pianeta…

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